Studio di Psicologia e Psicoterapia
per l’età evolutiva, la famiglia e la scuola

Cambiamento e difficoltà

Il cambiamento, il passaggio tra bambino e adulto, è sia fisico che psicologico. La formazione della nuova identità è fondamentale: è una fase nel quale le caratteristiche fondamentali dell’adulto “in divenire” si costruiscono e si organizzano secondo schemi influenzati sia dal patrimonio innato, sia dall’ambiente nel quale l’adolescente è inserito. Il gruppo dei pari, cioè gli amici ed amiche ed i compagni di classe, assume una forza intensa, talvolta di contrasto verso il precedente “status” e ciò che più lo rappresenta: la famiglia, la mamma di quel bambino che ora è cambiato. Prima vista come un luogo protetto, piacevole dove tornare il più spesso possibile, ora tende ad assumere caratteristiche meno desiderabili e viene talvolta vissuta come “una gabbia”, una limitazione alla propria libertà, alle proprie sperimentazioni tipiche di questa fase dell’esistenza. Anche la comunicazione con i genitori e con il mondo degli adulti può cambiare di pari passo, talvolta radicalmente.

 

Questo processo porta con sé numerosi interrogativi, a cui l’adolescente deve cercare di rispondere: “Chi sono? Cosa farò da grande (cioè tra non molto)? Chi saranno le persone per me importanti?”. Domande cruciali a cui è difficile dare una risposta.

 

L’adolescente oscilla dunque tra i due “mondi”, infantile e adulto, cercando risposte a questioni complesse, tra spinte progressive e regressive e momenti di euforia alternati ad insicurezza e incertezza.

La maggior parte dei ragazzi, pur con i fisiologici “alti e bassi”, riesce ad attraversare il processo adolescenziale e della giovane età adulta con sufficiente serenità e fiducia. Talvolta invece questo passaggio può essere vissuto come fonte di ansia, di eccessive tensioni e insicurezze. Ecco quindi manifestarsi il cosiddetto disagio giovanile, il quale spesso si manifesta con comportamenti come l’abbandono deliberato del percorso formativo, ansia e attacchi di panico, comportamenti autolesionistici, disturbi del comportamento alimentare, depressione, difficoltà affettive e relazionali, dipendenze o abuso di alcool e sostanze stupefacenti. Tali comportamenti possono essere visti come espressioni di un “blocco” nel normale percorso evolutivo. In questi casi l’adolescente rimane come “imbrigliato” in una metaforica rete, dal quale è molto difficile districarsi da soli e che non permette il normale passaggio richiesto tra gli step della crescita psicologica verso l’età adulta.

In questi casi spesso il ragazzo non chiede direttamente aiuto ma tende a chiudersi in sé stesso o a cercare sollievo in comportamenti a rischio: quindi è importante cogliere la valenza comunicativa implicita di questi comportamenti, che sono forse in quel momento l’unico modo per esprimere una difficoltà o una sofferenza.

 

Una valutazione psicologica effettuata da un professionista tiene in considerazione tutti gli aspetti citati, raccoglie l’anamnesi del ragazzo/a e la sua storia famigliare attraverso colloqui preliminari con i genitori, indaga il funzionamento globale della personalità, con l’obiettivo di verificare la presenza/assenza di difficoltà di vario tipo e di organizzare eventualmente un percorso psicoterapeutico o di sostegno psicologico. La valutazione può essere richiesta direttamente dai ragazzi, o anche dai genitori che si trovano a vivere o percepire segnali importanti di stati di sofferenza da parte del proprio figlio.

 

Un percorso di sostegno psicologico o una psicoterapia è utile in quei casi dove l’adolescente incontra degli ostacoli difficili da superare da solo senza l’aiuto di professionisti del settore. Nella maggior parte dei casi con un supporto di media durata è possibile permettere all’adolescente di superare senza troppe difficoltà un “blocco” che altrimenti sarebbe risultato negli anni a venire di maggiore entità.